E' stato detto che nessuno ha mai creato nulla di simile alla sordida grandezza del vecchio Fedor Karamazov.
Certo Dostoevskij ha infuso in lui qualche cosa di schiacciante, di terribile: ettorno a lui non può non addensarsi la tragedia. Chi l'ucciderà?. Chi non potrà fare a meno di ucciderlo?..
Fedor Karamazov, uomo abietto e dissoluto, incapace d'amare, ha quattro figli: Dimitrij, violento e passionale, ma anche generoso; Ivàn, raffinato intellettuale ateo, incapace di accettare le incongruenze del mondo; Alësa, illuminato dalla fede e dall’amore per il prossimo, novizio nel convento di padre Zosima; Smerdjakov, illegittimo ed epilettico, tenuto in una condizione di servo che alimenta l'odio verso il padre e i fratelli.
Grusenka, bellissima usuraia pronta a concedersi per denaro, suscita una sfrenata passione nel vecchio Fedor e in Dimitrij, approfondendo l'abisso che li divide.
Quando Fedor viene trovato ucciso è accusato Dimitrij. Ivan scopre però che è stato Smerdjakov, istigato dalle sue teorie sulla necessità del delitto.
Sconvolto vorrebbe accusarlo, ma così emergerebbero le sue responsabilità. Dimitrij viene condannato e deportato in Siberia e Smerdiakov si uccide. L'angoscia procura a Ivàn tremende allucinazioni. Crede di parlare con Satana e gli estenuanti colloqui distruggono il suo equilibrio psichico. Rimane solo Alësa, impotente testimone della tragedia. Con intatta fede negli uomini ( e nel qualcuno lassù) riunisce intorno a sé un gruppo di ragazzi...
Ricapitoliamo: Smerdjakov si uccide, Dimitrij prigioniero in Siberia, Ivan impazzisce, e unico vivo e sano rimane Alesa - quello che crede (in Dio)... ecco il dilemma della fede mostrato da Dostoevskij. Dilemma tra bene e male.


